

“Preferisco le eccezioni”, scrive la poetessa polacca e premio Nobel Wisława Szymborska in Possibilità, celebrando l’unicità e invitando a guardare oltre categorie e appartenenze prestabilite. Nel linguaggio della poesia, Szymborska tocca una questione profondamente organizzativa. Ogni organizzazione definisce, esplicitamente o implicitamente, ciò che considera “normale”: quali profili riconosce, quali comportamenti premia, quali carriere rende possibili, quali voci ascolta e quali differenze rischia invece di rendere invisibili o lasciare ai margini.
Parlare di diversità e inclusione (D&I) significa allora interrogare proprio questa costruzione della “norma”. Significa chiedersi se le differenze siano considerate deviazioni da eliminare o correggere, eccezioni da tollerare o, al contrario, una componente costitutiva delle organizzazioni e delle comunità, capace di ampliarne prospettive, possibilità e capacità di generare valore.
Per una società scientifica di management, D&I sono quindi una questione pienamente manageriale oltre che valoriale. Il management che studiamo, insegniamo e contribuiamo a costruire come comunità scientifica non è neutrale. Produce categorie, modelli e pratiche che incidono sul modo in cui le organizzazioni creano e distribuiscono opportunità, riconoscono il merito e danno voce, costruendo contesti nei quali le persone possano contribuire senza dover aderire a un unico modello implicito di appartenenza e successo. È su questo terreno che la Business Ethics richiama la responsabilità morale delle organizzazioni e l’Humanistic Management pone al centro la dignità della persona e il suo valore intrinseco. Questa prospettiva trova eco anche nel Manifesto degli Studi di Management di SIMA, che richiama la comunità scientifica alla responsabilità di contribuire al bene comune e propone una rinnovata agenda della disciplina, nella quale trovano spazio diversità, equità e inclusione, business ethics e un “nuovo umanesimo del management”.
Occuparsi di D&I in SIMA non significa dunque aggiungere un tema alla già ampia agenda degli studi di management, ma dare seguito alla visione espressa nel Manifesto, contribuendo come comunità scientifica alla costruzione di un management capace di riconoscere la dignità delle persone, valorizzarne le differenze e rimuovere le barriere che ne limitano opportunità e partecipazione.
È anche in questa prospettiva che va letto il recente rinnovo della certificazione SIMA per la parità di genere secondo la UNI/PdR 125:2022. La certificazione riconosce l’impegno di SIMA a tradurre i principi di equità e inclusione in pratiche organizzative verificabili: l’adozione di un sistema di gestione per la parità di genere fondato su politiche, processi, obiettivi e indicatori misurabili, sottoposti a monitoraggio e miglioramento continuo.
Il rinnovo si inserisce in un percorso che, negli ultimi anni, ha progressivamente portato questi principi nella vita di SIMA, come organizzazione e comunità di persone. L’attenzione alla rappresentanza e all’equilibrio di genere ha interessato gli organi istituzionali, i gruppi di lavoro, i panel, le tavole rotonde e gli eventi scientifici; parallelamente, si è lavorato sul linguaggio inclusivo e sulla sensibilizzazione rispetto a stereotipi e bias inconsci, nonché su misure organizzative attente alla conciliazione tra vita personale e professionale. La presenza significativa delle donne negli organi istituzionali e negli incarichi di responsabilità testimonia questa attenzione anche nel modo in cui la comunità partecipa, decide e si rappresenta.
Lo stesso orientamento ha progressivamente informato la proiezione esterna di SIMA, attraverso attività scientifiche, formative e di public engagement. Make IT a Case, sviluppato con Invitalia nell’ambito del Programma Imprenditoria Femminile, e le iniziative realizzate nel Festival del Management sui temi degli stereotipi, dei bias e della leadership inclusiva hanno portato questi temi nel confronto con studentesse e studenti, imprese e istituzioni. Sul versante della ricerca e dell’internazionalizzazione, il progetto EDIR – Equality, Diversity, Inclusion, Respect, realizzato da un gruppo di ricerca SIMA in collaborazione con la British Academy of Management (BAM), ha indagato questi temi nei dipartimenti di management italiani, replicando in chiave comparativa lo studio condotto da BAM nel Regno Unito.
Il Piano Strategico SIMA 2026-2028 consolida e rende più esplicita questa traiettoria, riconoscendo a D&I una piena dignità strategica e rafforzandone, al contempo, la natura trasversale. La D&I non è quindi un ambito separato, circoscritto a iniziative dedicate, ma una prospettiva chiamata a dialogare con le aree della ricerca e valorizzazione scientifica, della didattica e della terza missione, così come con altre attività strategiche trasversali, quali internazionalizzazione, comunicazione e NextGen.
Proprio NextGen rende particolarmente evidente il significato di questa intersezione. Guardare alle nuove generazioni significa non soltanto sostenerne l’ingresso, la crescita e la partecipazione nella comunità scientifica, ma anche creare le condizioni perché possano portare sensibilità, linguaggi, temi e strumenti nuovi. Mentoring, micro-formazione e confronto tra generazioni diventano così occasioni per ampliare le opportunità e, insieme, per interrogare e rinnovare pratiche e modelli consolidati.
Le sfide che ci attendono riguardano allora non soltanto ciò che SIMA farà in tema di D&I, ma come sapremo farlo insieme: nelle scelte quotidiane della Società, nelle domande che poniamo nella ricerca, nei linguaggi che utilizziamo, nelle opportunità che costruiamo e nelle voci alle quali scegliamo di dare spazio. Una strategia può indicare una direzione, una certificazione può misurare i progressi, ma una cultura inclusiva prende forma e si consolida solo quando diventa pratica condivisa.
Possibilità è la poesia di Szymborska da cui siamo partiti e l’auspicio con cui vale la pena chiudere. La diversità ci chiede di riconoscere le differenze; l’inclusione di creare le condizioni perché possano aprire possibilità nuove. Costruire insieme queste condizioni è una responsabilità condivisa e, per una comunità scientifica, anche un modo di contribuire al futuro del management.
Maria della Lucia
Coordinatrice gruppo di lavoro Diversity & Inclusion
